79. 20 Novembre 1971




I.: Abbiamo ormai acquisito una lunga esperienza di consumo di droghe, soprattutto di quelle volte all'espansione della coscienza. Grazie ad esse abbiamo sperimentato altri stati di realtà, alti e bassi, constatando però che il loro effetto è, nel migliore dei casi, transitorio, e nel peggiore, lesivo dell'organismo e della personalità. Ora cerchiamo mezzi migliori per sviluppare la coscienza e la trascendenza, e vogliamo che i frutti di questi esperimenti restino con noi e arricchiscano le nostre vite, anziché trasformarsi in pallidi ricordi e rimpianti inutili. Se per spirituale s'intende la ricerca e lo sviluppo interiore, il motivo della nostra venuta in India è senza dubbio tale. Lo stadio dell'hippy felice è ormai alle spalle; siamo seri e in cammino. Sappiamo che c'è una realtà da conoscere, ma non sappiamo come trovarla e attenerci ad essa. Non vogliamo essere convinti, ma guidati. Potete aiutarci?
M.: Non vi serve aiuto, solo un consiglio. Ciò che cercate è già in voi(1). Prendete il mio caso. Non ho fatto nulla per realizzarmi. Il maestro mi disse che la realtà era in me; mi guardai, e vidi che era lì, esattamente come lui mi aveva detto. Vedere la realtà è tanto semplice quanto guardarsi allo specchio, purché sia terso e verace. Per riflettere la realtà, occorre che la mente sia quieta, non distorta dai desideri e dalle paure, sgombra di idee e opinioni, nitida a tutti i livelli. Sii limpido e quieto, vigile e distaccato: tutto il resto verrà da sé.
I.: Come avete fatto a rendere la mente tersa e quieta, prima di realizzare la verità?
M.: Non ho fatto nulla. È successo. Io vivevo la mia vita, badando ai bisogni della famiglia. Nemmeno il mio maestro fece nulla. Semplicemente è successo, come aveva predetto.
I.: Le cose non accadono per caso. C'è una causa per tutto.
M.: Tutto è la causa di tutto. Le cause sono innumerevoli; l'idea di una causa unica è illusoria.
I.: Qualcosa di specifico l'avrete fatto: uno yoga, un qualche tipo di meditazione. Come può la realizzazione avvenire da sé?
M.: Nulla di specifico. Mi sono limitato a vivere la mia vita.
I.: Sono stupefatto!
M.: Lo fui anch'io, ma senza motivo, perché le parole del maestro si erano semplicemente avverate. Lui mi conosceva meglio di quanto mi conoscessi io, tutto qui. Perché cercare delle cause? All'inizio, ma solo per poco, dedicavo tempo e attenzione all'"io sono". Il mio maestro morì quasi subito. Continuai a vivere normalmente. Le sue parole si dimostrarono vere. Niente di più. Il processo è unico. Tu tendi a separare le cose nel tempo, e poi cerchi le cause.
I.: Di che cosa vi occupate adesso? Che fate?
M.: Immagini che l'essere e il fare siano identici. Non è così. La mente e il corpo si muovono e cambiano, e spingono altre menti e corpi a fare altrettanto, e questo si chiama fare, agire. È nella natura dell'azione rinnovarsi, come il fuoco che si alimenta bruciando. Io non agisco né faccio agire; sono consapevole di ciò che avviene, e questa consapevolezza è fuori del tempo.
I.: Nella vostra mente o anche in quelle degli altri?
M.: La mente è una sola, brulicante di idee; "sono questo, sono quello, questo è mio, quello è mio". Io non sono la mente, non lo sono mai stato né lo sarò.
I.: Come s'è formata la mente?
M.: Il mondo è fatto di materia, energia e intelligenza, che si manifestano in molti modi. Il desiderio e l'immaginazione creano il mondo, e l'intelligenza li riconcilia, creando un senso di armonia e dì pace. Per me tutto accade; sono consapevole, ma non coinvolto.
I.: Non è possibile. Ciò che dite è contraddittorio. La percezione è cambiamento. Dopo averla provata, la memoria non vi permette di tornare allo stato di prima.
M.: È vero che non è facile cancellare ciò che è stato assorbito dalla memoria, ma non è impossibile, visto che non faccio altro(2). Come un uccello in volo, non lascio impronte.
I.: Il testimone ha nome e forma, o è al di là?
M.: Il testimone non è che un punto nella consapevolezza: non può avere nome o forma. È come il riflesso del sole in una goccia di rugiada. La goccia ha nome e forma, ma il puntino luminoso è causato dal sole. Che la goccia sia cristallina, è una condizione necessaria ma non sufficiente. Allo stesso modo, bisogna che la mente sia limpida e silenziosa, perché vi si rifletta la realtà, ma di per sé quella condizione non basta. La realtà deve essere oltre. E poiché è fuori del tempo, diventa indispensabile precisare le condizioni in cui appare.
I.: La mente può essere limpida e quieta, e tuttavia il riflesso non apparire?
M.: C'è da esaminare il destino. L'inconscio è la sua preda: è, infatti, il destino. Può darsi che si debba attendere. Ma per pesante che sia la mano del destino, la pazienza e l'autocontrollo possono alleggerirla. L'integrità e la purezza rimuovono gli ostacoli e la visione della realtà affiora nella mente.
I.: Come si ottiene l'autocontrollo?
M.: Prima di tutto convinciti che non sei la persona che credi, e che l'immaginazione ti suggerisce. Non hai padre né madre, non sei nato, non morirai. O credi a ciò che dico, o ci arrivi da te, studiando e indagando. La via della fede incondizionata è rapida, l'altra è lenta e sicura. Ambedue si collaudano con l'azione. Agisci secondo ciò che ritieni vero: per questa via arrivi alla verità(3).
I.: Verità e destino non sono la stessa cosa? Il guadagno dell'una non è legato all'altro?
M.: Sì, perché ambedue sono inconsci. La coscienza del merito è pura vanità. La coscienza è sempre di ostacoli; quando questi non ci sono, è oltrepassata.
I.: La persuasione di non essere il corpo, mi darà la forza di carattere necessaria all'autocontrollo?
M.: Quando saprai di non essere né il corpo né la mente, non ne sarai più influenzato. Ovunque ti porti la verità, la seguirai; e farai ciò che va fatto, a qualunque prezzo.
I.: L'azione è essenziale all'autorealizzazione?
M.: L'azione è solo accidentale. L'essenziale è comprendere. Un uomo di retta comprensione non si esime dall'agire. L'azione è il collaudo della verità.
I.: Occorrono dei collaudi?
M.: Se non ti metti costantemente alla prova, non potrai distinguere tra realtà e fantasia. L'osservazione e il ragionamento giovano fino a un certo punto, perché la realtà è paradossale. Come accerti di esserti realizzato, se non scrutini i tuoi pensieri e sentimenti, le parole e le azioni, notando con stupore e incredulità quanto tu sia cambiato? Proprio perché è così sorprendente, sai che è vero. Il previsto e l'atteso lo sono di rado.
I.: Come si forma la persona?
M.: Esattamente come l'ombra che appare quando la luce intercetta un corpo; la persona nasce quando la pura autoconsapevolezza è attraversata dall'idea: "io-sono-il-corpo". E come l'ombra cambia forma a seconda di dove si posa, così sembra che la persona gioisca e soffra, sia placida e inquieta, acquisti e perda, concordemente ai modelli del destino. Quando il corpo non è più, la persona scompare senza ritorno; solo il testimone resta, e il Grande Sconosciuto(4).
Il testimone dice: "io so". La persona dice: "io faccio". La prima affermazione è limitata, ma non è falsa. La seconda completamente falsa, perché non c'è nessuno che faccia; tutto avviene da sé, inclusa l'idea di essere colui che agisce.
I.: Allora che cos'è l'azione?
M.: L'universo è colmo di azione, ma nessuno agisce. Ci sono innumerevoli persone: piccole, grandi e grandissime, che, a causa dell'identificazione, si immaginano di agire, ma ciò non cambia il fatto che il mondo-d'azione (mahadakash) sia un unico blocco, in cui tutto influenza e dipende da tutto. Le stelle ci influenzano profondamente, e noi loro. Ritraiti dall'azione nella coscienza, lascia al corpo e alla mente di agire; è la loro specialità. Rimani come puro testimone, finché anche la testimonianza si dissolverà nel Supremo.
Immagina una fitta foresta. Col legno degli alberi si ricavano una tavoletta e una matita per scriverci sopra. Il testimone legge, e sa che mentre matita e tavoletta sono imparentate alla lontana con la foresta, lo scritto non ha nulla a che fare con essa. È solo sovrapposto, e la sua cancellazione è irrilevante. La dissoluzione della persona si accompagna a un senso di grande sollievo; è come liberarsi di un peso.
I.: Quali esperienze vi fanno affermare che siete oltre lo stato testimoniante? Sapreste descriverle?
M.: È come lavare una stoffa dai colori che stingono. Prima si scompone il disegno, poi scolora lo sfondo e alla fine la stoffa torna bianca. La persona lascia il posto al testimone, poi anche questi si ritira, e resta la pura consapevolezza. La stoffa che era stata bianca, lo ridiventa; i disegni e i colori si sono impressi temporaneamente.
I.: Può esserci consapevolezza senza oggetto?
M.: La consapevolezza con oggetto è lo stadio della testimonianza. L'identificazione del soggetto con l'oggetto, a causa del desiderio o della paura, è la persona. In realtà lo stato è unico; se è distorto dall'auto-identificazione, lo chiamiamo persona; tinto dall'essere, è il testimone; decolorato e indefinito, è il Supremo.
I.: Sono sempre irrequieto, desideroso, in attesa, alla caccia di qualcosa; trovo, godo, lascio, cerco ancora. Che cos'è che mi tiene sulla corda?
M.: In realtà cerchi te stesso e non lo sai(5). Palpiti d'amore per l'unico che lo merita, il perfettamente amabile. A causa della tua ignoranza, lo cerchi nel mondo degli opposti e delle contraddizioni. Quando lo troverai all'interno, la tua ricerca sarà finita.
I.: Resterà sempre questo mondo di dolore con cui lottare.
M.: Non anticipare. Non lo sai. È vero che tutto ciò che è manifestato presenta opposizioni. Piacere e dolore, buono e cattivo, alto e basso, progresso e regresso, riposo e fatica: vanno e vengono insieme: e finché c'è un mondo ci saranno contraddizioni. Potranno darsi periodi di perfetta armonia, beatitudine e bellezza, ma solo temporaneamente. Ciò che è perfetto torna alla fonte di tutte le perfezioni, e il gioco degli opposti riprende.
I.: Come raggiungo la perfezione?
M.: Mantieniti tranquillo. Svolgi la tua opera nel mondo, ma interiormente resta quieto. Allora, tutto verrà a te. Non contare su ciò che fai per la realizzazione. Può giovare agli altri; ma non a te. La tua speranza sta nel mantenere il silenzio nella mente e la quiete nel cuore(6). I realizzati sono molto quieti.



Tratto da Io sono Quello
Rizzoli Editore - Milano 1981, 82
Introdotto, curato e tradotto da Grazia Marchianò
Riprodotto su autorizzazione

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