Nisargadatta Maharaj
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49. 3 Aprile 1971




I.: La gente viene da voi per avere consiglio. Come fate a sapere che cosa rispondere?
M.: Come sento la domanda, mi sento rispondere.
I.: E come sapete che la risposta è giusta?
M.: Poiché conosco la fonte delle risposte, non ho bisogno di dubitare. Da una fonte pura può solo scaturire acqua pura. Né mi preoccupo dei desideri e delle paure della gente. Sono intonato ai fatti, non alle opinioni. L'uomo scambia il suo nome e la sua forma per se stesso, io non scambio nulla per me stesso. Se mi credessi un corpo noto per il nome che ha, non saprei rispondere alle tue domande. Se ti prendessi per un corpo e basta, non trarresti vantaggio dalle mie risposte. Nessun vero maestro perde tempo con delle opinioni. Vede e mostra le cose come sono. Se prendi la gente per ciò che pensa di essere, non farai che farle del male, come incessantemente gli uomini si fanno del male l'un l'altro. Ma se li vedi come sono in realtà, ciò farà loro un bene enorme. Se ti domandano che fare, quali pratiche adottare, che genere di vita condurre, rispondi: non fate nulla; siate, semplicemente. Nell'essere, tutto accade naturalmente(1).
I.: Mi sembra che nelle nostre conversazioni usiate "naturalmente" e "accidentalmente" in modo indiscriminato, mentre ritengo che ci sia una profonda differenza nel significato delle due espressioni. Ciò che è naturale è ordinato, sottomesso alle leggi; si può avere fiducia nella natura, l'accidentale invece è caotico, inatteso, imprevedibile. Si potrebbe sostenere che tutto è naturale, soggetto alle leggi di natura; sostenere invece che tutto sia accidentale, senza causa, è certo un'esagerazione.
M.: Preferiresti che usassi "spontaneo" invece che "accidentale"?
I.: Potete usare spontaneo o naturale come contrapposto ad accidentale. Nell'accidentale c'è un elemento di disordine, di caos. L'accidente è sempre un'infrazione alle regole, una sorpresa.
M.: La vita stessa non è forse un flusso di sorprese?
I.: Nella natura c'è armonia. L'accidentale è un disturbo.
M.: Parli come una persona limitata nel tempo e nello spazio, ridotta ai contenuti di un corpo e di una mente. Ciò che ti piace lo chiami naturale, e ciò che non ti piace, accidentale.
I.: Mi piace ciò che è naturale, e conforme alla norma, ciò che è atteso; temo la violazione, il disordinato, l'inatteso, l'insensato. L'accidentale è sempre mostruoso. Ci possono essere i cosiddetti "incidenti fortunati", ma essi provano la regola che in un universo accidentale la vita sarebbe impossibile.
M.: Sento che c'è un malinteso. Per accidentale intendo qualcosa cui non si applica alcuna legge nota. Quando dico che tutto è accidentale, non causato, intendo soltanto che le cause e le leggi secondo cui esse operano sono al di là del nostro conoscere o perfino del nostro immaginare. Se tu chiami ciò che ti appare ordinato, armonioso, prevedibile, "naturale", allora ciò che obbedisce a leggi superiori ed è mosso da più alte potenze, si può chiamare spontaneo. Quindi avremo due ordini naturali: il personale, prevedibile, e l'impersonale o sovrapersonale e imprevedibile. Chiamali natura inferiore e natura superiore, e cancella la parola accidentale. Via via che cresci in conoscenza e intuizione, la linea di demarcazione tra la natura inferiore e la superiore recede via via, ma le due rimangono fino a che sono viste come una cosa sola. Perché infatti tutto è splendidamente inspiegabile?
I.: La scienza spiega molto.
M.: La scienza tratta nomi e forme, quantità e qualità, modelli e leggi; va bene al suo posto. Ma la vita è da vivere, non c'è tempo per l'analisi. La risposta deve essere istantanea: di qui l'importanza dello spontaneo, del senza-tempo. È nell'ignoto che viviamo e ci muoviamo. Il noto è passato.
I.: Posso affermare ciò che sento di essere. Sono un individuo fra tanti. Alcuni sono integrati e armonizzati, e altri no. Alcuni vivono senza sforzo, rispondono spontaneamente a ogni situazione in modo appropriato, adeguandosi all'esigenza del momento, mentre altri vanno a tentoni, sbagliano e si procurano noie. La gente armonizzata si può definire naturale, governata da una legge, mentre i disintegrati sono caotici e soggetti a incidenti.
M.: L'idea di caos presuppone il senso dell'ordine, dell'armonicità, dell'interrelazione. Caos e cosmo non sono forse due aspetti di uno stesso stato?
I.: Ma sembra che voi diciate che tutto è caos, accidentale, imprevedibile.
M.: Sì, nel senso che non tutte le leggi dell'essere sono note, e non tutti gli eventi sono prevedibili. Più riesci a capire, più l'universo ti soddisfa, emotivamente e mentalmente. La realtà è buona e bella, noi creiamo il caos.
I.: Se intendete che il libero arbitrio dell'uomo è la causa degli incidenti, sono d'accordo. Ma non abbiamo ancora indagato sul libero arbitrio.
M.: Il tuo ordine è ciò che ti dà piacere, e il disordine, ciò che ti procura dolore.
I.: Potete anche dire così, ma non vorrete farmi credere che sono la stessa cosa. Parlatemi nel mio linguaggio - il linguaggio di un uomo alla ricerca della felicità -. Non voglio essere confuso da discorsi non dualistici.
M.: Che cosa ti fa credere di essere un individuo separato?
I.: Mi comporto come un individuo. Funziono per conto mio. Considero anzitutto me stesso e gli altri in rapporto a me. In breve ho a che fare con me stesso.
M.: Bene, continua a occuparti di te. Per occuparti di che cosa sei venuto qui?
I.: Per ottenere sicurezza e felicità. Confesso di non esserci finora riuscito troppo bene. Non sono né al sicuro né felice. Perciò mi vedete qui. Questo posto mi è nuovo ma la ragione per cui sono venuto è vecchia: la ricerca di una stabile felicità, di una felice stabilità. Finora non le ho trovate. Potete aiutarmi?
M.: Ciò che non è stato mai perduto, non si può ritrovare. La tua ricerca della sicurezza e della gioia te ne tiene lontano. Smetti di cercare(2) e cessa di perdere. La malattia e il rimedio sono ugualmente semplici. È solo la tua mente che ti rende insicuro e infelice. Cessa di fare cattivo uso della mente, e tutto ti andrà bene. Non occorre che la assesti, si assesterà bene da sola non appena abbandonerai ogni preoccupazione del passato e del futuro, e vivrai interamente nell'adesso.
I.: Ma l'adesso non ha dimensione. Diventerò nessuno, un nulla!
M.: Esattamente! Come niente e nessuno, sei al sicuro e felice. Puoi avere l'esperienza, basta volerla. Provaci. Ma torniamo a ciò che è accidentale e ciò che è spontaneo o naturale.
Hai detto che la natura è ordinata, mentre l'accidentale è un segno di caos. Io ho negato la differenza, e ho detto che un evento si definisce accidentale quando non se ne possono rintracciare le cause. Nella natura non c'è posto per il caos. Solo nella mente dell'uomo c'è disordine. La mente non afferra l'intero: il suo fuoco è troppo angusto. Essa vede solo frammenti e non riesce a percepire il quadro globale; come un uomo che ode i suoni ma non comprende una lingua, potrebbe accusare chi la parla di farfugliare senza senso, e sbaglierebbe. Ciò che per l'uno è un caotico flusso di parole, è un bel poema per un altro.
Re Janaka sognò di essere un mendicante. Quando si svegliò disse al suo maestro, Vasishta: "Sono io un re che sogna di essere mendicante o un mendicante che sogna di essere re?". Il maestro rispose: "Né l'uno né l'altro, sia l'uno sia l'altro. Voi siete e insieme non siete ciò che pensate di essere. Lo siete perché agite in conformità. Non lo siete perché non dura. Potete essere un re o un mendicante per sempre? Tutto muta. Ma voi siete ciò che non muta. Che cosa siete?". Disse Janaka: "Sì, non sono né un re né un mendicante, sono il testimone spassionato". Disse il maestro: "Questa è la nostra ultima illusione, di essere un sapiente (gnani), diverso e superiore all'uomo comune". Ancora vi identificate con la vostra mente, in questo caso una mente molto ben temprata e per ogni verso esemplare. Siete al livello mentale. Quando "Io sono me stesso" dilegua, subentra "Io sono tutto". Quando "Io sono tutto" si estingue, rimane "Io sono". Quando anche "Io sono" scompare, la Realtà sola è, e in essa ogni "io sono" è preservato e glorificato. La diversità senza separazione è l'estrema sponda che la mente possa raggiungere. Al di là, ogni attività cessa perché tutti i fini sono ormai raggiunti, e gli scopi colmati.
I.: Quando si colga lo stato supremo, lo si può partecipare ad altri?
M.: Lo stato supremo è universale, qui e ora, e chiunque già ne partecipa. È lo stato dell'essere, conoscere e apprezzare. Chi non vuole essere o non conosce la propria esistenza? Ma questa gioia di essere consapevoli non ci giova, perché non ci immergiamo in essa e non la purifichiamo di tutto ciò che le è estraneo. Quest'opera di autopurificazione, questa pulizia della psiche, è essenziale.
Come un bruscolino nell'occhio producendo un'infiammazione può cancellare il mondo, così l'idea errata, "Sono il corpo-mente", fa ripiegare su se stessi e così oscura l'universo(3). È inutile combattere il senso di essere una persona limitata e separata finché non ne sono messe a nudo le radici. L'egoismo è radicato nelle idee sbagliate di se stessi. La chiarificazione della mente è yoga.



Tratto da Io sono Quello
Rizzoli Editore - Milano 1981, 82
Introdotto, curato e tradotto da Grazia Marchianò
Riprodotto su autorizzazione


Vedi Margherita:
(MP, cap. 84) Io non devo a Dio nessuna opera, perché lui stesso opera in me; se metto del mio, distruggo la sua opera.
Vedi Eckhart:
(E2 a pag. 225) Più ti si cerca, meno ti si trova. Tu devi cercarlo in guisa tale da non trovarlo in alcun luogo. Se non lo cerchi, allora lo trovi.
Vedi Eckhart:
(E2 a pag. 158) La più piccola immagine creata che si forma in te, è tanto grande quanto lo è Dio. Perché? Perché essa è per te un ostacolo ad un Dio totale. Proprio là dove entra l'immagine, Dio deve uscire, insieme a tutta la sua Divinità. Ma quando questa immagine esce, Dio entra.